A conclusione di Movement Pills, il progetto promosso dall’Uisp e cofinanziato dal programma Erasmus+ Sport e terminato ufficialmente il 30 aprile, è possibile tracciare un bilancio complessivo di un’iniziativa che, nell’arco di oltre due anni, ha coinvolto cinque Paesi europei (Italia, Polonia, Grecia, Estonia e Bulgaria) con l’obiettivo di contrastare la sedentarietà e promuovere stili di vita più attivi. I risultati raccolti restituiscono un quadro complessivamente positivo, evidenziando l’efficacia del modello adottato, pur mettendo in luce alcune criticità e ambiti di miglioramento.
Uno degli elementi più rilevanti emersi riguarda la capacità del progetto di raggiungere un pubblico tradizionalmente distante dalla pratica sportiva. Attraverso la distribuzione delle “pillole di movimento” - strumenti informativi veicolati tramite farmacie, medici di base e strutture sanitarie - Movement Pills ha saputo abbattere alcune delle principali barriere, offrendo opportunità semplici e gratuite di attività fisica a livello locale. Questo approccio ha consentito di spostare il focus dallo sport come pratica organizzata, allo sport come abitudine quotidiana, più accessibile e inclusiva.
"I dati raccolti confermano la solidità dell’intervento - spiega Irma Preka, coordinatrice del progetto Uisp a livello europeo - sono state distribuite 160.989 “pillole” nei cinque Paesi coinvolti, grazie ad una rete di quasi 600 partner territoriali. In termini di partecipazione, 4.941 persone hanno preso parte alle attività proposte, con una prevalenza significativa di donne e un’età media intorno ai 51 anni. Particolarmente rilevante è il dato relativo all’impatto percepito: la quasi totalità dei partecipanti ha dichiarato un miglioramento del proprio benessere psicofisico dopo il periodo di attività".
Al di là dei numeri, ciò che emerge con maggiore chiarezza è la capacità del progetto di attivare un cambiamento nei comportamenti: circa il 70% dei partecipanti ha espresso l’intenzione di continuare a praticare attività fisica anche dopo la conclusione del percorso, mentre una quota pari al 20% ha effettivamente scelto di proseguire in forma autonoma e a pagamento. Si tratta di un indicatore significativo della sostenibilità dell’intervento, che suggerisce come il progetto sia riuscito, almeno in parte, ad incidere sulle abitudini delle persone coinvolte. Tra i principali punti di forza si conferma la costruzione di una rete efficace tra sistema sportivo, sanitario e comunità locali. Questa integrazione ha rappresentato un elemento distintivo, permettendo di intercettare fasce di popolazione difficili da raggiungere attraverso i canali tradizionali e rafforzando il ruolo sociale dell’attività fisica. Allo stesso tempo, la semplicità del modello, basato su strumenti facilmente replicabili, ne facilita l’adattabilità a contesti diversi.
Accanto agli aspetti positivi, il progetto evidenzia alcune criticità: in primo luogo, il forte squilibrio di genere nella partecipazione, con una presenza maschile ancora limitata (27,6%), indica la necessità di strategie più mirate per coinvolgere questo target. Inoltre, il dato relativo alla prosecuzione a pagamento, pur significativo, segnala come le barriere economiche continuino a rappresentare un ostacolo per una parte dei partecipanti. Infine, le differenze riscontrate tra i Paesi coinvolti sottolineano l’importanza di un adattamento più puntuale del modello alle specificità locali.
Nel complesso, Movement Pills dimostra che un approccio integrato e territoriale può contribuire in modo concreto alla promozione dell’attività fisica, soprattutto tra le persone meno attive. L’esperienza conferma il valore di interventi basati sulla collaborazione tra diversi attori e sulla creazione di opportunità accessibili e diffuse. L’eredità del progetto si colloca proprio in questa direzione: un modello semplice ma strutturato, che ha dimostrato di poter essere replicato e scalato. L’obiettivo, ora, sarà dare continuità ai risultati raggiunti, rafforzare le reti costruite e collocare queste esperienze all’interno di strategie più strutturate e continuative per la salute.
"L’attenzione delle istituzioni europee nei confronti del progetto è cresciuta ulteriormente nel corso dell’ultimo mese - ha sottolineato Marta Giammaria, responsabile dell’Ufficio Progetti Uisp - in occasione della conferenza finale tenutasi a Bologna lo scorso 20 febbraio, a cui ha preso parte anche la project officer della Commissione Europea, Chiara Funari. Un passaggio significativo, che conferma come un’idea nata a livello locale possa evolversi fino a diventare un modello di riferimento europeo".
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La conclusione del progetto, quindi, non rappresenta un punto di arrivo, ma un passaggio verso una possibile evoluzione: trasformare un’esperienza sperimentata con successo in uno strumento stabile e diffuso, capace di incidere nel lungo periodo sugli stili di vita delle persone.